Emanuele Canta
L'emozione di lavorare al Tg3
“E’ come se un bambino, appassionato di calcio, potesse allenarsi e giocare a pallone con i campioni della nazionale”.
Ecco cos’è l’esperienza in Rai per un giornalista che lavora per tv e radio locali, per un giornalista che ha tante ambizioni e che, nello stesso tempo, piange l’idea di dover lasciare la propria terra per poter emergere. Dallo scorso 25 settembre è iniziata la mia nuova esperienza da stagista in Rai, esattamente alla redazione cronaca del TG3. Qui resterò fino al prossimo 27 ottobre. Basta guardare per imparare. La professionalità di chi lavora e la perfezione delle strutture bastano da soli a spiegare perché da queste parti il giornalismo è impeccabile. Avevo già fatto uno stage in Rai, al GR1 nel 2003 andando in voce tante volte, con interviste e con servizi creati da me su indicazione del caporedattore. Grande esperienza, davvero!
Qui al TG3 procede tutto bene. Sono alla mia seconda settimana e già ho imparato tantissimo. Affascinante la fase del montaggio delle immagini, scelte con grande accuratezza dal giornalista che si serve della figura del montatore per “cucinare” il suo servizio. Dai 15 ai 30 minuti il tempo necessario, non i 2-3 minuti delle tv locali! Che significa?? Che le immagini, qui in Rai (e come dovrebbe essere in ogni tv), sono davvero il centro attorno a cui ruota tutto e per questo sono selezionate con cura maniacale. Non sono ammesse imperfezioni. In pochi giorni ho già imparato come e dove trovare le immagini di archivio, come ricavare quelle che inviate da altre sedi e come “speakerare” (come, cioè, leggere e registrare il testo del servizio). L’organizzazione è perfetta: circa mezz’ora prima dell’inizio del tg, il giornalista si reca al centro coordinamento montaggio che gli assegna una sala e un montatore. A questo punto inizia il bello: si scelgono le immagini apprezzando, spesso, il parere esperto del montatore e le si uniscono al testo, registrato qualche attimo prima. Ho seguito diverse volte i vari giornalisti in tutte queste fasi e ho cercato di rubare l’aspetto che ritengo più formativo: capire in base a cosa bisogna fare una scelta piuttosto che un’altra, capire perché quell’immagine è meglio metterla in “testa” o in “coda” al servizio o perché partire con l’intervista piuttosto che col parlato.
Giovedì 28, poi, la mia prima uscita con la troupe. Siamo andati a seguire una conferenza sul tema della violenza sulle donne con tanto di auto blu e autista, prassi normale da queste parti. La giornalista che ho accompagnato ha fatto le sue interviste e io ascoltavo da dietro la camera. Tante, come al solito, le domande che le ho fatto alla fine in modo da avere tutto più chiaro.
Ma il top l’ho raggiunto lunedì 2 ottobre. Sono stato mandato da solo, senza giornalista (il che significava che il giornalista ero appunto io…!), per seguire una conferenza sull’antiracket. Con me la solita troupe e il solito autista seduto sul comodo mercedes ultimo modello. Arrivati sul posto mi sono mosso con molta scioltezza. Grazie anche alla mia esperienza locale, sapevo come comportarmi. Ho chiesto la cartella stampa (presentandomi come giornalista del TG3…) e mi sono accomodato per seguire qualche battuta. Poi è venuto il tempo delle interviste. Ho cercato personalmente coloro che dovevo ascoltare e li ho accompagnati dal mio cameraman. Tre le interviste: ad una vittima del racket, all’onorevole Tano Grasso e al viceministro dell’Interno Rosato! Grandioso, anzi stupefacente quando il mio “collega” del TG1 mi ha avvicinato chiedendomi se l’intervista a Grasso potevamo farla insieme. Non mi sono intimorito, anzi inizialmente ho rifiutato e volevo farla da solo. Poi è prevalsa la solidarietà…C’eravamo noi del TG3, quelli del Tg1 ed alcune tv locali. Tutti fermi, pronti in attesa delle mie domande. Capite?? Io ho fatto l’intervista, da solo, sparando a raffica 3 - 4 domande perfette, azzeccate che sono state sfruttate da tutte le tv, pronte a porre il loro microfono sotto la mia bocca quando formulavo la domanda. Insomma, scene da sogno!
Ho ricevuto i complimenti dell’operatore che pensava forse di avere a che fare con il solito stagista pasticcione e invece si è meravigliato della mia scioltezza, anche di fronte ad altre 5 telecamere (tra cui, ribadisco, il TG1). Tornato in redazione, i miei colleghi e il caporedattore hanno ascoltato le interviste e mi hanno fatto i complimenti anche loro, invitandomi a scrivere un pezzo che è stato poi letto da una collega (gli stagisti non possono andare in voce). Un pezzo, secondo loro, scritto molto bene al punto che hanno deciso di montarlo con le interviste che ho fatto io e che sono andate in onda il giorno dopo. Che emozione ricevere le congratulazioni da chi il giornalismo sa davvero cos’è!
E adesso sono qui, in attesa di continuare questa splendida esperienza che sicuramente mi farà crescere. Il resto è tutto da scoprire….
Emanuele Canta