Il procuratore della Repubblica Luigi Croce

 

Gli studenti di giornalismo incontrano il procuratore Luigi Croce

“Siamo tornati al dominio dei rioni, gestiti da capi singoli, con l’accordo di non farsi guerra tra di loro”, così il procuratore generale della Repubblica, Luigi Croce, descrive la situazione criminale di Messina, incontrando, lo scorso 23 febbraio, gli studenti di Scienze politiche per il giornalismo che hanno regalato al procuratore l’immancabile locandina ricordo della giornata e la maglietta con il motto del corso. Chiaro, concreto, appassionato, Croce, ex studente dell’Università di Messina, si abbandona ai ragazzi di giornalismo raccontando tutto quello che può. E così: mafia, droga, estorsioni, gli argomenti principe di questo incontro accademico sono dei più cinematografici, eppure non è Hollywood , ma è Messina, perché ammette Croce, “è questa la realtà”. La realtà di un magistrato che non può più andare a comprare una camicia: “Compra tutto mia moglie”, scortato com’è, ingabbiato in un territorio tra i più tranquilli e perciò pericolosi. “L’aspetto più preoccupante – spiega Croce - è il commercio di droga. Fiumi di droga circolano a Messina provenienti dalla Calabria”. In provincia però la situazione è ben diversa: “La vera mafia nel messinese è nata e si è consolidata a Barcellona”, quel comune della cui giunta è stato chiesto dallo stesso Croce lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, richiesta arenata, secondo quanto riferisce il procuratore, al ministero degli Interni: “Stiamo ancora aspettando”. Ma è Tortorici la zona più complicata: “Questi criminali vivono nelle montagne, incontrollati e incontrollabili. Si muovono tra la provincia di Messina e quella di Catania, attraverso i Nebrodi e commettono estorsioni a tutto spiano”. Ritornando in città tuttavia, da non sottovalutare anche le infiltrazioni calabresi, “Nell’ambito del processo Panta Rei – spiega incessante Croce - nato da una costola dell’omicidio Bottari, alcuni professionisti calabresi sono stati imputati per una serie di attività illecite verso l’Università”.

Infine a completare il quadro, il fenomeno dell’estorsione: “Gli imprenditori ammettono tutti di pagare. Questa gente ha trovato un metodo efficace che è quello di far pagare poco. Così con appena 200 o 300 euro, gli imprenditori si ‘assicurano’ l’attività, e non si espongono”. Ma il vero problema della Magistratura sono i tempi processuali: “Per esempio i sei estorsori di Tortorici che abbiamo arrestato stamattina, se riuscissimo in tempi brevissimi a chiuderli in una cella per sei sette anni potrebbe essere una soluzione convincente per gli imprenditori,  ma noi abbiamo tempi che non finiscono mai”. Situazione dovuta anche, secondo Croce, alla disfunzione dell’amministrazione pubblica: “Se funzionasse, saremmo alleggeriti di molti casi in cui interveniamo di supplenza. Così invece dalle vicine che litigano all’omicidio mafioso, la mole di lavoro è impressionante”. La domanda nasce così da sé, ne vale davvero la pena? «Ormai siamo in ballo – risponde Croce – per cui balliamo».

 

 

Manuela Modica

permanu@hotmail.com

 

 


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