
Maria Rosaria de Falco
Unimed: un grande cerchio mediterraneo
«Immagini un cerchio il cui diametro, dalla Spagna, arrivi fino alla Turchia, passando per la Palestina, la Siria, Israele, Malta, Cipro, il Marocco l’Italia e la Francia. Attorno al Mediterraneo, ci sono 74 università che lavorano insieme, mettendo a punto programmi di formazione e di ricerca. Questo è Unimed». Con queste parole Maria Rosaria de Falco, descrive l’Unione delle Università del Mediterraneo (Unimed), di cui è Segretario Generale. L’abbiamo intervistata per saperne di più.
Quali sono i vostri obiettivi?
«Il nostro intento è quello di formare studenti, docenti o altre professionalità, al fine di instaurare rapporti culturali in un ambito multidisciplinare tra gli atenei del Mediterraneo, con particolare attenzione per la “sponda sud”. Questo rappresenta un grosso cambiamento rispetto al precedente funzionamento della cultura e della didattica: prima, chi aveva i soldi, le possibilità o il valore, dalla sponda sud veniva qui in Europa. Con il consorzio Unimed proviamo a fare il contrario, esportando le nostre conoscenze nelle università della sponda sud del Mediterraneo».
L’Università di Messina cosa sta facendo in merito?
«Qui a Messina Unimed è un successone, perché per la prima volta il nostro Ateneo è capofila di un progetto importantissimo, chiamato ECPIR (Education Curricula Project In Rehabilitation), un master che serve a formare, nell’Università di Rabat, 20 fisioterapisti neurologici e 20 neurologi.
La concorrenza tra i vari progetti è spietata: di solito per 10.000 proposte di progetto ne vengono selezionate solo 40-50, e uno di questi progetti è proprio l’ECPIR, guidato dall’Università di Messina in partenariato con noi dell’Unimed e con l’Università di Parigi. In questo modo, l’Università di Messina è entrata per la prima volta nel circuito internazionale di cooperazione euromediterranea».
Un appello ai nostri giovani.
«Conoscete l’Unimed, guardate il nostro sito www.uni-med.net, e ragionate su come si possa lavorare insieme per le due sponde del Mediterraneo, per conoscersi e lavorare per la pace».
Sergio Busà