
Il nostro collega Saro Freni ha scritto una lettera d'amore alla Ferilli che pubblichiamo qui di seguito (senza alcun commento...) con la foto dell'incontro dei due "innamorati"
So che non si dovrebbe fare. Non è bello né giusto raccontare i fatti propri su un giornale. Tuttavia, sebbene la mia coscienza ne ripugni, devo farlo. Userò questa pagina in maniera abusiva. Quello che leggerete non è un articolo come gli altri. Non vi parlerò di musica, di libri, di mostre, insomma: delle solite cose. Questa è una lettera d’amore. A Sabrina Ferilli.
Cara Sabrina... scusa la confidenza, ma mi sembra il minimo visto che sei la mia ragazza. Sì certo, tu non lo sai, ma io sto con te da un mese esatto. La ricorrenza cadeva l’altro ieri e, per festeggiare, mi sono fatto pure un regalo.
Devi sapere che il nostro è un fidanzamento contrastato. L’ho capito proprio l’altro ieri. Durante i festeggiamenti, e proprio mentre io e una tua foto stavamo brindando e io ti dichiaravo tutto il mio amore e sempre io mi rispondevo in falsetto, insomma proprio in quei momenti è entrata mia mamma e si è messa a urlare. Ha detto: “Mio figlio è impazzito!”. Da questo episodio ho capito che non le piaci.
In ogni caso, mi sembra giusto informarti su come ci siamo fidanzati. Devi sapere che io guardo poco la tv. Tuttavia ti conoscevo. Mi eri nota soprattutto per via dei miei amici. Loro parlavano spesso di te. Eri sempre al centro dei loro discorsi. In genere, questo devo dirtelo per sincerità, i toni erano sempre piuttosto lascivi, e tu eri spesso oggetto di apprezzamenti grevi e grossolani. Ma io mica ero geloso. Che mi fregava: a quel tempo, ero fidanzato con la Bellucci.
Poi, un giorno, il colpo di fulmine. Ero dal barbiere. Ancora doveva venire il mio turno, così ho preso una rivista. Non ne ricordo il nome, ma non doveva essere una pubblicazione di grande spessore culturale, visto che la notizia più importante riguardava il matrimonio di un tizio del Grande Fratello. Bene, dopo vari minuti di distratta lettura, mi sono fermato di colpo. Chi è questa splendida ragazza?, ho pensato. (In realtà ho pensato un’altra cosa, ma il direttore mi ha detto che non posso scrivere le cose volgari). Eri tu. Tu con il tuo compagno, mi sembra si chiami Cattaneo. Mi sono detto: questa è la donna per me. Dopo mezzora già stavamo assieme. Diciamo che ci siamo fidanzati mentre facevo lo shampoo. Presa la decisione, l’ho anche comunicato al barbiere. Lui, incomprensibilmente, mi ha risposto:”Sì, e io sono Napoleone!”. La cosa mi ha subito insospettito perchè io so che Napoleone è morto. Ho capito immediatamente che il barbiere mi voleva ingannare: si spacciava per Napoleone per farmi pagare di più.
Da quel dì, ho iniziato a cercare tue notizie. Ho letto avidamente tutti i numeri di Novella 2000, Eva 3000 e Chi. Me li sono procurati dal barbiere, quello che si finge Napoleone. Ho guardato ogni giorno Verissimo. Mi sembrava saggio sapere più cose possibile di te, visto che ormai stavamo assieme. Mica potevo mettermi in casa una sconosciuta.
Ora so tutto. So che hai fatto la valletta a San Remo con Pippo Baudo. So che tieni per la Roma. Ora non so come sia la questione, ma sembra pure che tu sia assurta al rango d’ideologa della sinistra italiana. Il tuo parere è riverito e stimato: sulle elezioni, sul referendum, sulla questione morale, sul crollo del comunismo, sulla secolarizzazione della società moderna e sul tramonto dell’occidente. L’altra volta ti ho visto su La7: parlavi di politica. O di cucina: questo non sono riuscito ad afferrarlo.
In conclusione, sappi che, anche se siamo lontani, ti penso sempre.
Chiedo di nuovo scusa ai lettori. Non succederà più. Non userò più questo giornale in maniera così smaccatamente privata. Dalla prossima volta tornerò a fare il mio lavoro. Parlerò di musica, di libri, di mostre, insomma: delle solite cose.