L'attore Annibale Pavone

 

"Il Gattopardo" alla Chiesa S. Maria degli Alemanni

La nostra mente è, da qualche tempo a questa parte, abituata a poltrire. Viviamo in un’epoca basata sul culto dell’immagine. Ciò che vediamo, in televisione o nei cartelloni pubblicitari, ci sembra la sola realtà possibile. Purtroppo non ci sforziamo a cercarne altre differenti. La lettura scenica de “Il Gattopardo”, capolavoro indiscusso di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, spezza il torpore delle nostre menti. Il silenzio e la sofisticata bellezza della Chiesa di S. Maria Alemanna, luogo scelto per le letture, creano una perfetta atmosfera che predispone gli spettatori a un ascolto attento. La voce brillante e corposa del narratore Annibale Pavone interrompe, improvvisamente, la dolce musica di pianoforte in sottofondo. Ha inizio il racconto. Siamo nella Sicilia di metà Ottocento e si narra dell’incontro tra il Principe Fabrizio e Don Calogero. Fabrizio chiede a Don Calogero la mano della sua bellissima figlia Angelica per conto di suo nipote Tancredi. La personale interpretazione di Annibale Pavone, il narratore, e di Salvatore Celano nel ruolo di Don Calogero, stuzzica la fantasia degli spettatori. Questi ultimi si trovano catapultati in una Sicilia ottocentesca. Sentono quasi l’odore delle strade di una vecchia Donnafugata. Vedono i colori delle case e i paesaggi campestri di una Sicilia assolata. Disegnano con la fantasia i tratti del volto di Don Calogero, la sua postura, il modo di gesticolare. Aiutati anche dall’interpretazione sanguigna che ne dà Salvatore Celano. Sembra impossibile che una nuda voce, priva di scenografie, costumi, musiche, possa mettere in moto la creatività della gente.

 

 

Alessandra Basile

basileus85@yahoo.it

 

 


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