Francesco Sframeli e Spiro Scimone
Nel vasto panorama teatrale e cinematografico che la Sicilia può vantare, due coppie, paradossalmente, potrebbero anche andare avanti parallelamente: Ciprì e Maresco sono due registi palermitani un po’ (molto) sui generis. Film strani, crudi, colmi di parolacce e blasfemia (Totò che visse due volte ne è l'esempio lampante) con un solo fine: una morale di fondo che dia almeno qualcosa da pensare. Nel loro modo di essere sono due geni. Ecco, paradossalmente come detto prima, dall’altra parte del guado possono stare benissimo Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Anche le loro sono opere strane ma un po’ meno crude, senza parolacce né, tantomeno, blasfemia. E Bar (in scena lo scorso 8 agosto nell’ambito della manifestazione EstArte al Monte di Pietà) è piaciuto particolarmente al pubblico messinese. Un testo, forse non molto conosciuto, breve ma intensissimo. Scena perfetta: lo sfondo rosso (che nell’immaginario fa molto romanzo alla Samuel Beckett o alla James Joyce) e quell'unica scala che da sulla finestra (al di là della siepe direbbe Leopardi) rendono al massimo i caratteri un po’ "boccaloni" ma molto sognatori dei due protagonisti. E c'è tutto quello che del sud si conosce, o almeno si pretende di sapere, dalle altre parti: mafia, truffe, prostitute, alcool. Tutto alla ricerca del domani migliore. Per sintetizzarlo in una sola parola basta dire: teatro.
Antonio Billè