
Un'immagine di Messina
Terremoto 1908: Una catastrofe patriottica
“Laviamoli bene questi meridionali, sono troppo abbronzati, e scoprire con sommo sbigottimento che dopo averli puliti, sono ancora abbronzati, che sono diversi da noi”. Messina cento anni dopo la tragedia del 1908, alla presentazione di un libro di John Dickie: “Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina”, che non racconta la tragedia, ma la vive attraverso le storie dei sopravvissuti, attraverso le emozioni e i disagi di una città distrutta, che deve fare i conti con lo “stereotipo di un’immagine del Mezzogiorno pittoresca”. Alla presentazione del libro, presso la libreria Hobelix, mercoledì 3 dicembre, hanno partecipato studenti, anche spagnoli, ed anziani attenti alle parole dei relatori. Una catastrofe patriottica, il titolo non è un caso. Si tratta veramente di una tragedia che oltre a distruggere le città di Messina e di Reggio Calabria ha sensibilizzato l’Italia intera che provava dispiacere, dispiacere che si tramuta subito in “un senso di pena verso gli Africani”. Un’ Italia Giolittiana, che si vede costretta a dare aiuto a chi considera diverso. Un atto veramente umile è stato quello del Re Vittorio Emanuele III e della regina Elena, venuti a visitare la città. Il re scende dalla nave per controllare i danni della catastrofe e la regina, invece, resta sulla nave a fare da infermiera. Azione che ha fatto acquistare credibilità a persone che non erano viste di buon occhio. Messina si ritrova senza identità, popolata da cittadini che messinesi non sono. Una città costretta a emigrare e a scoprire, a sue spese, che l’Italia non è come sembra e che tutta la vita è una gran “parata”.
Ferdinando Piccolo