Valeria
Arena
Sono le 10:30 quando percorro per la prima volta i corridoi interni della RAI a Saxa- Rubra. Presto mi comunicano che andrò alla redazione cronaca del giornale radio rai. In quel momento la mia testa era come annebbiata, non mi importava sapere i particolari di dove, come e con chi avrei trascorso questo mese di stage; in quelli istanti la cosa più importante era “rompere il ghiaccio”, spezzare quella strana tensione che mi assaliva dalla mattina. Quando sono entrata per la prima volta in redazione, i miei occhi parlavano soli tanto che mi hanno tutti caldamente rassicurato: nessuno mi avrebbe mangiato, almeno per il momento! In fondo, in fondo lo sapevo anche io e dopo pochi minuti ero già al computer che per un mese avrebbe accompagnato le mie giornate e che ho cercato di utilizzare al meglio. Ho fatto pian piano amicizia con la maggior parte dei giornalisti e fin dal primo giorno ho cominciato a scrivere cappelli, pezzi, notizie e anche qualche scheda…
La radio è estremamente diversa dalla carta stampata ma fino a quando non si è dentro non ce ne si rende conto: in radio non ha molta rilevanza se utilizzi una parola virgolettata perché avrà comunque il suo significato immediato e, se anche decidessi di utilizzare simili accorgimenti, è difficile far recepire in un attimo la sfumatura differente.
Mai utilizzare espressioni lunghe e articolate, il tuo ascoltatore non ha il tempo di tornare indietro e rileggere un passaggio del tuo pezzo… deve poter “cogliere l’attimo” e in quell’istante sei tu giornalista, che, con voce forte e incisiva e con parole semplici, devi riuscire a trasmettere più informazioni possibili.
La radio è un mondo che conoscevo solo in parte… è affascinante perché l’ informazione si fonde con una qualità del giornalista strettamente personale e comunicativa: la voce. Non ci sono solo notizie dietro chi sta leggendo il proprio pezzo al microfono; c’è soprattutto la persona e il temperamento di quest’ultima che, per quanto si possa cogliere anche nella carta stampata, qui è certamente più immediato.
Ho registrato diverse volte alcuni pezzi e spesso volevo sprofondare perché veniva fuori una voce terribile e una dizione da far paura ma con il passare dei giorni e delle registrazioni le cose sono migliorate, fino al giorno più bello. Per la prima volta non ho inciso in cabina ma dalla postazione Netia che c’è in redazione. Nella prima prova un intoppo nelle ultime battute mi ha costretto a ripetere la registrazione ma la seconda volta sono riuscita a tirare fuori il meglio della mia voce e per un attimo dentro di me ho provato una sensazione bellissima, difficile da descrivere a parole ma sicuramente carica di soddisfazione.
Quando sono partita per Roma immaginavo che questa sarebbe stata una bella esperienza e così è stato; quello che spero è che sia stato anche un valido contributo per cominciare a costruire anche in altre circostanze qualcosa di concreto e di bello ma soprattutto qualcosa che sia capace di farmi provare le stesse sensazioni di quella mitica giornata di registrazione!