Maria Cristina Sarò

 

Una Zagara "rivelatrice" per l'anima

«U ciuri di la Zagara si senti e non è percepibile alla vista ma è chiara essenza rivelatrice per l’anima».

Maria Cristina Sarò, seduta su una sedia di legno, unico elemento scenografico dello spettacolo, narra di personaggi realmente esistiti. L’11 e il 12 maggio, sul palcoscenico della Sala Laudamo per Universiteatrali, ha raccontato attraverso di essi la vita e la sua fragranza.

Cosa rappresenta la Zagara?

«E’ tutto ciò che mi appartiene, è l’odore, il profumo, la sensazione, il ricordo, la vita. La zagara è un fiore e deriva dall’arabo “zahra”, che significa “splendere di una luce bianca cangiante”. Per questo durante lo spettacolo sono vestita di bianco».

Cosa hai provato nel presentare questo tuo testo al festival universitario di Bergamo?

«E’stato bello e inaspettato. Non pensavo che “Zagara” si evolvesse in modo così compiuto, perché è nato nell’ambito della mia tesi di laurea, dedicata al teatro di narrazione, e in seguito si è trasformato in un vero e proprio spettacolo. Portare la mia tradizione in un luogo in cui c’è una cultura differente, ottenendo un riscontro positivo, è stato meraviglioso».

“Zagara” appartiene al “teatro di narrazione”?

«E’ un lavoro che, per certi aspetti, si distacca da questo genere. Ma ci sono elementi che lo riconducono proprio al teatro di narrazione, come la scelta della sedia o un certo tipo di drammaturgia».

Come è stata la tua esperienza all’interno di Universiteatrali?

«Fondamentale. Mi ha aiutato molto il lavoro fatto in due anni con Giovanni Boncoddo e la sua schiera di attori. In particolare, ho appreso che è importante stare bassi per innalzarsi, e poi avere quella leggerezza che ti permette di volare. Il percorso abbinato a Universiteatrali mi ha permesso di esprimere qualcosa che in me era già presente.

Scriverai altri testi?

Ho un progetto, “Il ventaglio di Olga”, in collaborazione con il Teatro dell’Argine di Bologna. Nell’ambito del laboratorio di composizione drammatica, all’interno del piano degli studi della laurea specialistica in Discipline teatrali dell’Università di Bologna, ho rielaborato “La dodicesima notte” di Shakespeare, e da questa analisi è nato un nuovo testo, “La tredicesima notte”.

 

 

 

Francesco Furone

nffurone@tiscali.it

 

 


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